Ceral - DISPRASSIA: BAMBINI GOFFI O DISPRATTICI

CERAL - DISPRASSIA: BAMBINI GOFFI O DISPRATTICI

DISPRASSIA: BAMBINI GOFFI O DISPRATTICI

 
I bambini “goffi” o disprattici presentano un esame neurologico negativo, coordinazione normale e così pure l’energia del movimento, le funzioni sensoriali e il livello intellettivo.
Nonostante ciò presentano goffaggine, appaiono maldestri ed impacciati nei loro movimenti quotidiani; spesso questa goffaggine si associa a disturbi del linguaggio, molti di essi hanno grandi difficoltà ad apprendere la scrittura e soprattutto il disegno.
Sono bambini “intelligenti” ma nei test di intelligenza emerge una forte discrepanza tra il quoziente intellettivo verbale e quello di performance.
Quando anche il quoziente intellettivo verbale è basso spesso il bambino presenta una disprassia verbale associata.
La Disprassia non è un disturbo motorio, in quanto le prassie ad azioni sono sistemi di movimenti coordinati in funzione di un’intenzione e di un risultato.
Per rendere più semplice questo concetto possiamo considerare l’esempio”bere da un bicchiere”. Questa azione, apparentemente semplice ed automatica, include una serie di sistemi di movimenti, cognizione e previsione dell’esecuzione del gesto in vista di un risultato.
 
BERE DA UN BICCHIERE
 
  1. Si deve considerare la direzione e la distanza tra sè e l’oggetto per poter allungare il braccio fino al bicchiere.
 
  1. Bisogna organizzare la presa del bicchiere con la mano considerando:
-         se il bicchiere è di plastica oppure di vetro(se non considerassimo questo potremmo stringere troppo un bicchiere di plastica schiacciandolo o, viceversa, stringere meno per un bicchiere di vetro e vedercelo scivolare tra le dita anzichè afferrarlo);
-         la quantità di liquido presente nel bicchiere per dosare il movimento di sollevamento che ne considera il peso (un bicchiere di plastica vuoto è leggerissimo e, se lo considerassimo come uno di vetro pieno, lo solleveremmo fino a farlo volare);
-         la grandezza dell’oggetto per aggiustare la presa;
 
  1. per portare il bicchiere alla bocca bisogna riconsiderare la distanza tra l’oggetto e sè e, ATTENZIONE, non sollevarlo troppo altrimenti rigoli d’acqua scivoleranno lungo le gote;
 
  1. sarebbe inoltre opportuno considerare il tipo di liquido presente nel bicchiere e se il bambino lo ritiene adatto alla sua età.
 
Nella letteratura scientifica il termine DISPRASSIA è sinonimo di GOFFAGGINE, MALDESTREZZA e d è il contrario di ABILITA’, DESTREZZA, COMPETENZA, SCIOLTEZZA.
Il bambino è il più delle volte poco compreso e, spesso, rimproverato come colui che si presenta”IMBRANATO” , che sbatte continuamente, che cade, che corre pesantemente, che non sa disegnare, scrivere, organizzare giochi tranquilli che richiedono abilità di motricità fine e coordinazione oculo-manuale, che bagna spesso la tovaglia, che si sporca la maglia quando mangia, che non sa “ancora” allacciarsi le scarpe, che ha difficoltà ad aprire la porta con le chiavi, che non riesce a vestirsi perchè mette prima il pantalone e poi le mutande, che non riesce ad abbottonarsi la camicia o il pantalone, ecc.
L’ incapacità del mondo adulto (insegnanti, genitori, ecc) di cogliere il reale problema del bambino e la “giusta inconsapevolezza” del bambino di avere un disturbo può creare enormi disagi emotivi e senso di frustrazione, il quale oltretutto a causa di questa povertà di strategie a disposizione (che hanno valore predittivo), potrebbe avere un disturbo di apprendimento in età scolare (lettura, scrittura, calcolo).
La disprassia si può presentare con diverse sfaccettature come nel caso di bambini che “non sanno cosa fare”, oppure, bambini che sanno cosa fare ma non sanno “come farlo”.
 
Ad esempio:
 
in un compito di copia di una casetta, c’è il bambino che non sa cosa fare, e può così rifiutarsi di iniziare, oppure, disegna ma non tiene conto del risultato; viceversa c’è il caso del bambino che non sa come farlo e, tentando, si rende conto mentre disegna che ciò che sta facendo non va bene, è frustrato, strappa il foglio, cancella; un altro caso è quando il bambino pensa di saperlo fare ma alla fine si rende conto che il risultato non corrisponde alle sue intenzioni iniziali.
Appare chiaro che il problema della DISPRASSIA riguarda l’intenzione in relazione alle abilità.
La mancata acquisizione può essere imputata ad un mancato sviluppo del FEED-FORWARD che riguarda la preparazione dell’azione, ed un DEFICIT DEL FEED-BACK NEL CORSO DELL’AZIONE o ad una DIFFICOLTA DI VERIFICA DEL RISULTATO.
Attraverso l’intervento educativo specialistico il bambino può imparare strategie, acquisire funzioni per un adeguato adattamento.
Ma soprattutto, genitori ed insegnanti, evitate di scrivere sul compito del bambino “RISCRIVI O RIDISEGNA CON ORDINE ED IMPEGNO!”, sa di punizione, non aiuta il bambino a superare il suo problema, lo etichetta come disordinato , poco impegnato e  lede la sua autostima.  
  
 C.E.R.A.L.